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Numero Verde per i richiedenti asilo e rifugiati : 800 905 570

Archivi per il mese di “febbraio, 2013”

Comunicato stampa su ENA dopo la riunione del Tavolo di Coordinamento Nazionale

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Emergenza Nord Africa: ancora nessuna certezza sulla sorte dei profughi

Dichiarazione di Filippo Miraglia, responsabile immigrazione Arci

 

Si è svolto ieri pomeriggio, presso il Ministero dell’Interno,  l’incontro del Tavolo di coordinamento nazionale sull’emergenza Nord Africa (ENA). Per la prima volta, al Tavolo è stata invitata anche l’Arci, in quanto associazione tra le più diffuse sul territorio e che si occupa dell’accoglienza di un gran numero di stranieri. Il prefetto Pria (capo dipartimento Libertà civili del Ministero), che coordina il Tavolo, preso atto delle osservazioni avanzate dalle principali associazioni sulle criticità della gestione dell’ENA, ha cercato di affrontarle una per una.

Nel complesso, le risposte sono state però generiche e hanno riguardato solo alcuni dei punti sollevati. La motivazione dell’indeterminatezza starebbe nel ritardo con cui le prefetture stanno centralizzando i dati relativi all’accoglienza, rendendo per ora impossibile una valutazione delle risorse da stanziare e quindi degli impegni che il ministero può assumersi.

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Circolare 1424/2013 del Ministero dell’Interno sulla fine dell’ENA

La circolare 1424 del 18/02/2013 del Ministero dell’Interno ufficializza che non ci sarà nessuna ulteriore proroga dell’accoglienza dei cittadini stranieri dell’Emergenza Nord Africa, che terminerà il 28 febbraio 2013.

E’ prevista quale misura di uscita dalle strutture di accoglienza la corresponsione di 500€ pro capite.

La Questura può rilasciare un “titolo di viaggio” a chi ha ottenuto un permesso per motivi umanitari e non può avere un passaporto dalle autorità del suo Paese, dopo aver verificato che non abbia pendenze verso la giustizia o obblighi familiari.

Tra le misure volte a favorire i percorsi di uscita vengono ricordati i programmi di rimpatrio volontari e assistiti gestiti dall’OIM.

Riguardo ai miniori stranieri non accompagnati richiedenti asilo, il Ministero può stanziare 2,5 milioni di euro  per rimborsare, tramite le prefetture, gli enti locali delle spese di accoglienza “dalla formalizzazione della domanda di asilo e sino all’inserimento nelle strutture del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati”.

testo della circolare: http://www.stranieriinitalia.it/images/circointerno19feb2013.pdf

Darsi fuoco per disperazione Mai più! Dichiarazione di Filippo Miraglia, responsabile immigrazione Arci

Quanta disperazione nel gesto del giovane diciannovenne originario della Costa D’Avorio che stamattina si è dato fuoco all’aeroporto di Fiumicino. Un gesto estremo, che dovrebbe far riflettere tutti su cosa può significare per una persona veder distrutti i propri progetti, infranti tutti i sogni di futuro a causa di un pezzo di carta che, con la freddezza del linguaggio burocratico, dispone il tuo allontanamento dal paese in cui avevi deciso di tentare l’avventura della vita.

Un gesto non dettato da un impulso momentaneo, ma preparato chi sa dopo quali sofferte riflessioni. Nella borsa il ragazzo aveva una tanica di benzina e prima che riuscissero a fermarlo si è dato fuoco, preferendo una morte atroce piuttosto che tornare nel paese da cui era partito carico di speranze. Non è morto, per fortuna diciamo noi che possiamo permetterci ancora di credere nel valore della vita umana. Ma chi sa se risvegliandosi all’ospedale ancora vivo e ricoperto di ustioni per lui sarà possibile pensare la stessa cosa. Perché la vita è anche dignità, possibilità di progettare il proprio futuro nel paese prescelto. E questo a lui non è stato concesso.

Nel nostro paese, nonostante la Direttiva rimpatri preveda misure meno coercitive e strumenti che favoriscano la collaborazione dell’interessato, si continua coi rimpatri forzosi per chi non è in possesso di un regolare permesso di soggiorno. Eppure è ormai ampiamente dimostrato dai fatti che con l’attuale legislazione sull’immigrazione in Italia è impossibile entrare legalmente visto che il meccanismo della chiamata a distanza è irrealizzabile.

Serve una svolta profonda, nelle politiche sull’immigrazione e nella cultura che finora ha reso possibile tanta ingiustizia.   Perché non succeda mai più.

Roma, 14 febbraio 2013

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